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Monti Lepini
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I mwbqMonti Lepini sono un mwbggruppo montuoso del mwbwLazio, appartenente al settore settentrionale dei mwcaMonti Volsci, nell'mwcqAntiappennino laziale, contenuti interamente nel Lazio, fra le province mwcgdi Latina, mwcwRoma e mwdaFrosinone. Confinano a nord con i mwdqColli Albani, ad est con la mwdgvalle del Sacco, a sud con i Colli Seiani (sottogruppo collinare tra mweaSezze e mweqPriverno che li collega ai mwegMonti Ausoni), a sud-est con la Valle dell'Amaseno e ad ovest con l'mwfaAgro Pontino. La vetta più alta è il mwfqMonte Semprevisa con i suoi 1536 metri; situato fra i Monti Lepini e i Monti Ausoni si trova il Monte Siserno che costituisce un gruppo intermedio dubitativamente attribuito ai Monti Lepini in quanto in riva destra del mwfgFiume Amaseno, ma completamente isolato da entrambi.
Contents
• Clima
• Geologia
• L'uomo
• Comuni
• Note
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Origine ed evoluzione del toponimo
Nella carta di Abrahamus Hortelius del 1595 l'aggettivo mwhqlepino compare al singolare riferendosi ad un rilievo compreso tra Signia colonia (mwhgSegni) e Sulmo (mwhwSermoneta) corrispondente dunque all'attuale Monte Lupone, che viene nominato mwiaLepinus mons. Nel 1829 nella carta di Giovanni Enrico Westphal sulla antica toponimia, si trova riferimento allo stesso territorio come mwiqLepini Montes (Monti Lepini) che è dunque considerato al plurale come insieme di monti. Successivamente nelle carte pontificie preunitarie, il Monte Lupone viene chiamato mwigMonte Lupino e infine assume la dicitura attuale mwiwMonte Lupone con l'mwjaunità d'Italia quando allo stesso tempo il nome mwjqMonti Lepini viene esteso a tutto il gruppo montuoso.
Orografia
I Monti Lepini - tutelati dalle Comunità Montane dei Monti Lepinicite-ref-1[1] - sono composti da due sottogruppi principali: uno occidentale e l'altro orientale divisi dalla valle compresa tra mwmgMontelanico e mwmwMaenza. Si tratta di una valle che si origina ad ovest di mwnaPaliano restringendosi nella "Bocca di mwnqMontelanico", prosegue salendo per mwngCarpineto Romano - al centro della vallata omonima - fino al passo di Cona Selvapiana (699 metri mwoas.l.m.) e si getta verso sud sfociando sulla Media Valle dell'Amaseno, al confine nord del territorio comunale di mwogPriverno.
Il sottogruppo dei Monti Lepini occidentali, lungo 30mwpa km, con andamento da nord-ovest a sud-est, ha origine ad oriente dei mwpqColli Albani ed assume una sua definizione più netta a partire dalla vetta del Monte Lupone (m 1378); quindi prosegue lungo lo spartiacque (sud-est), con una serie di rilievi minori: Colle Piano, Il Monte, Colle la Costa, Colle Zappetella, Monte Gorgoglione (m 928), Monte Perentile (m 1022). La sequenza altimetrica è interrotta dal Passo della Fota, valico mulattiero di comunicazione fra il versante pontino e quello interno della catena; quindi riprende quota con il Monte Belvedere (m 1258), il Monte Capreo (m 1461), il Monte Erdigheta (m 1336), dopo il quale si stende la Sella del Semprevisa (m 1536), che domina Camporosello. Da qui il crinale prosegue per fitte faggete culminando nella vetta della Semprevisa (m 1536) e ridiscendendo poi, verso il territorio di mwpgRoccagorga, con le cime più meridionali: Monte la Croce (m 1429), Monte Erdigheta (m 1336), Monte Pizzone (m 1313), Monte della Difesa (m 923).
Il sottogruppo dei Monti Lepini orientali, lungo circa 25mwrq km, procede da nordovest a sudest. Si forma nella zona fra mwrgSgurgola e mwrwGorga, sul confine fra le province di Roma e Frosinone, e si definisce a partire da Monte Filaro (m 1230); procede quindi attraverso una densa teoria di rilievi: Monte Favilozzo (m 1283), Rocca San Marino (m 1387), Monte Alto (m 1416), Sprone Maraoni (m 1328), Monte Malaina (m 1480); e, proseguendo al di là del pianoro di Santa Serena: Monte Gemma (m 1457), Monte Salerio (m 1439), Monte Acuto (m 827), Monte Sentinella (m 1110), Monte Cacume (m 1095) e Monte Calvello (m 935).
Al di là di questi due sottogruppi principali, vi sono alcuni rilievi abbastanza isolati e molto meno elevati a valle di mwsqSgurgola e in corrispondenza dei colli bordieri della mwsgPianura Pontina, come il Monticchio di mwswSermoneta.
Rilievi principali
Scorrendo in sequenza le due catene emergono:
• Monte Lupone (m 1378)
• Monte Perentile (m 1022)
• Monte Belvedere (m 1258)
• Monte Capreo (m 1461)
• Monte Ardicara (m 1440)
• La Semprevisa (m 1536)
• Monte Erdigheta (m 1336)
• Monte della Difesa (m 925,2)
• Monte Malaina (m 1480)
• Monte Cacume (m 1095)
• Monte Gemma (m 1457)
• Monte Failone (m 1415)
• Colle Calvello (m 936,4)
• Colle Illirio (m 733,1)
• Colle la Costa (m 817,2)
• Colle Piano (m 841,4)
• Colle Riai (m 924,3)
• Colle Santo (m 817)
• Colle Zappetella (m 930,2)
• Costa Pecci (m 816)
• Dosso dell'Ospedale (m 724,9)
• Monte Alto (m 821,7)
• Monte Calovella (m 776,6)
• Monte Carbolino (m 724,2)
• Monte Castellone (m 966,9), nel comune di Bassiano
• Monte Castellone (m 1038,3), nel comune di Roccagorga
• Monte dei Briganti (m 1129,2)
• Monte del Cerro (m 649,3)
• Monte della Bufala (m 803,5)
• Monte Forcino (m 836,1)
• Monte Fulcino (m 736,1)
• Monte Furchia Vecchia (m 779,8)
• Monte Grugliano (m 1001,7)
• Monte la Vorga (m 737,5)
• Monte Locino (m 1083,3)
• Monte Mattarese (m 796,9)
• Monte Pratiglio (m 960,5)
• Monte Puzzo (m 1170,3)
• Monte Ravola Scrima (m 903,5)
• Monte Repecanino (m 856,3)
• Monte Rotondillo (m 695,8)
Clima
Per la complessa orografia del territorio, le varie esposizioni, la vicinanza del mare da un lato e l'area continentale sub-appenninica dall'altro, non si può parlare di un vero e proprio clima omogeneo per tutto il massiccio.
Esiste tuttavia una caratteristica comune all'intero gruppo montuoso che consiste in una elevata piovositàcite-ref-2[2] nelle tre stagioni, (autunno inverno e primavera), vista la favorevole posizione sulla traiettoria delle principali depressioni mediterranee e atlantiche le quali, sospingendo i venti miti ed umidi da sud, sud-ovest e sud-est - e più raramente da nord-ovest - verso l'interno, scaricano sotto forma di precipitazioni, spesso abbondanti, su tali baluardi montuosi tutta l'umidità in essi contenutacite-ref-3[3]. Tale fenomeno (detto mwwwstau o sbarramento) è chiaramente più vistoso nei versanti occidentali e meridionali per la più diretta esposizione ai flussi umidi marittimi, ma non si limita certo ad essi, spingendosi ben al di là delle creste e interessando anche i versanti orientali. Ciò anche perché la catena non è impenetrabile, ma soprattutto è aggirabile sia a nord-ovest, al confine con i mwxaColli Albani: nel vallone Lariano/Giulianello/Artena, sia a sud-est attraverso il corridoio naturale della valle dell'Amaseno (tra i Lepini sudorientali e i mwxgMonti Ausoni). Inoltre in condizioni di intensi flussi sciroccali apportatori di abbondanti piogge specialmente in autunno e primavera, ambedue i versanti vengono interessati in egual misura da nubi e precipitazioni: quello esterno poiché disteso parallelamente alla costa e direttamente aperto al mare; quello interno poiché dal mwxwGolfo di Gaeta fino alle porte sudorientali di mwyaRoma, non esiste praticamente alcun impedimento all'entrata diretta delle perturbazioni le quali risalendo da sud-est tutto l'ampio solco della mwyqValle Latina (bassa mwygValle del Liri e mwywValle del Sacco) danno i loro effetti in abbondanti piogge, in particolar modo a ridosso dei rilievi. In caso di venti molto impetuosi, anzi, i versanti marittimi direttamente investiti non risultano molto piovosi, proprio a causa dell'intensità troppo elevata delle correnti, mentre le precipitazioni più abbondanti si verificano nei versanti orientali più riparati.
Per quanto riguarda il regime pluviometrico, esso è chiaramente mwzqsub-litoraneo con due massimi: l'uno accentuato autunnale, tra ottobre e novembre; l'altro, secondario, primaverile solitamente ad aprile. Il massimo di piovosità autunnale continua in modo più attenuato anche a dicembre smorzandosi in gennaio (durante gli anticicloni freddi) e riprendendo gradualmente in febbraio fino al culmine primaverile. Maggio e giugno risultano fortemente variabili di anno in anno, talvolta molto perturbati, altre volte molto caldi e asciutti; marcato e piuttosto stabile risulta invece il minimo estivo di luglio che si protrae spesso anche in agosto. Una differenza sostanziale nel regime pluviometrico, che per tutto il resto è simile nei due versanti, è data dalle mwzgpiogge orogenetiche o temporali di calore, frequenti nei mesi più caldi nell'area centrale della catena, sulle aree sommitali e, principalmente, nei versanti più interni in cui, in certi particolari anni tra luglio e agosto, si verificano veri e propri periodi piovosi per il ripetuto formarsi, ogni pomeriggio sempre sulle medesime aree, di mwaacumuli e mwaqcumulonembi che danno luogo a piogge locali più o meno abbondanti, talvolta causando grandi differenze nel paesaggio tra la zona continentale e quella marittima: prati verdi e sensazione di frescura nella prima e pascoli ingialliti tipicamente mediterranei nella seconda.
Il meccanismo che provoca tale fenomeno è piuttosto semplice: tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio delle calde giornate estive, i pendii e le vallate si riscaldano fortemente per l'intenso soleggiamento. L'aria una volta divenuta più calda e quindi più leggera, forma vere e proprie "bolle" cosiddette mwawtermiche, le quali, favorite dal pendio montuoso, iniziano a salire, finché incontrano in quota uno strato d'aria più fredda che le frena costringendole - per contrasto - a condensare tutto il vapore acqueo in esse contenuto, formando le nubi. Tale meccanismo ripetuto più volte gonfia i cumuli nuvolosi facendoli crescere in altezza e rendendoli turbolenti fino alla raggiunta mwbamaturità, stato in cui iniziano a dar luogo a piogge o veri e propri temporali. Naturalmente perché il fenomeno si presenti occorre - oltre che l'aria caldo-umida risalga i pendii - che l'atmosfera in quota sia un po' disturbata e instabile: per questo motivo non tutti i pomeriggi estivi danno luogo a temporali, fenomeni che risultano variabili di anno in anno. Le cause per cui siano favorite le aree interne rispetto a quelle più aperte al mare, sono da ricercare nella condizione di maggiore "calma" delle zone continentali le quali, più chiuse e più umide, meno soggette a venti impetuosi, favoriscono il processo suddetto, mentre i versanti "marittimi" - interessati da brezze più costanti e più intense che sospingono con forza aria umida e nubi sulle cime e verso i versanti opposti - restano spesso all'asciutto.
C'è da notare, in proposito, che in tutti i valloni e nei corridoi ampi, come ad esempio la Valle dell'Amaseno, il termine mwbwbrezza di valle non deve trarre in inganno, trattandosi di veri e propri venti che nei pomeriggi della stagione calda raggiungono velocità istantanee anche di 40 o 50mwca km/h, limitando per certi versi l'afa estiva, ma al contempo rendendo, per i motivi sopra citati, la stagione calda molto asciutta.
La distribuzione della quantità di precipitazioni medie annue (in mancanza di dati capillari relativi all'intero territorio) ci viene indicata principalmente da Cristofaro Mennellacite-ref-4[4], il quale individua per i Monti Lepini una piovosità abbondante, prossima o addirittura superiore - sulle aree sommitali - ai 2000mwdw mm annuicite-ref-5[5], con quantitativi decrescenti fino ai 1000mwfa mm delle zone pedemontane; l'autore evidenzia altresì una certa tendenza all'aumento pluviometrico da ovest/sud-ovest procedendo verso est, sempre a causa della minore intensità delle correnti dominanti nelle aree orientali più riparate, rispetto a quelle più aperte occidentali e meridionali. Ancor più preciso è il quadro delineato da Carlo Blasicite-ref-6[6] il quale traccia uno schema comprendente quattro fasce in cui le piogge più abbondanti sembrano essere prerogativa non esclusivamente delle cime, ma seguano più che altro un andamento dovuto all'esposizione e alla topografia locale:
• mwhatipo montano inferiore: in cui sono comprese tutte le zone sommitali (1247–1558mwhq mm): precipitazioni ben distribuite in tutte le stagioni senza aridità estiva.
• mwjgtipo collinare inferiore: comprendente tutte le pendici lepine orientali; alto Amaseno; Valle del Monte Acuto (1234–1463mwjw mm): precipitazioni abbondanti per tre quarti dell'anno con debole aridità estiva.
Questo stesso schema messo a punto da Blasi può essere applicato alla temperatura, tenendo conto che normalmente essa diminuisce di 0,6mwlw °C ogni 100 metri di quotacite-ref-7[7], ma che, come per le precipitazioni, nel nostro caso è fortemente soggetta a variazioni dovute, oltre che all'altitudine, soprattutto alla topografia e all'esposizione:
• mwngquota 1500/1000 metri: freddo intenso da ottobre a maggio e media delle minime del mese più freddo sempre sotto lo zero (-2.1mwnw °C). Frequenti precipitazioni nevose possibili da novembre ad aprile.
• mwoqquota 1000/700 metri: freddo intenso da novembre a marzo con media delle minime del mese più freddo intorno a 0mwog °C. Precipitazioni nevose possibili da dicembre a marzo.
• mwpaquota 700/400 metri: freddo moderato invernale con media delle minime del mese più freddo compresa tra 1,9mwpq °C e 2,9mwpg °C. Precipitazioni nevose possibili tra dicembre e febbraio.
• mwqaquota 400/100 metri (versante continentale e vallate intermontane): freddo moderato a tratti intenso con frequenti inversioni termiche e media delle minime del mese più freddo inferiore a 2mwqq °C. Precipitazioni nevose sporadiche variabili di anno in anno, ma talvolta con possibili episodi intensi.
• mwqwquota 400/100 metri e pedemonte a quote inferiori a 50 metri (versante occidentale e meridionale): freddo intenso solo a sprazzi e media delle minime del mese più freddo intorno a 4mwra °C. Precipitazioni nevose inconsuete o occasionali e possibili episodi intensi con tempi di ritorno superiori a 15 /20 anni.
Dalle suddette fasce vanno esclusi tutti i valloni incassati e fortemente ombreggiati, che in special modo tra dicembre e l'inizio di febbraio possono essere interessati da condizioni di gelo marcato; nonché il territorio lepino pertinente al Bacino del mwrgfiume Amaseno, il quale essendo parte di un catino vallivo, è soggetto, nel periodo invernale, a frequenti condizioni di mwrwinversione termica, molto accentuata rispetto alle alture circostanti, essendo chiuso completamente dal fondovalle almeno fino a 400 metri di quota alle influenze marittime dirette. Per influenze di natura barica e orografica tale bacino è, inoltre, interessato nel periodo da novembre a marzo da un continuo drenaggio di aria più fredda continentale.
La situazione termica estiva appare molto più omogenea con isoterme medie del mese più caldo che toccano i 25mwsg °C in tutto il pedemonte di ambo i versanti; quella dei 20mwsw °C le medie quote (tra 600 e 800 metri), mentre le cime godono di un clima estivo piuttosto fresco, non raggiungendo i 17mwta °C medi. In tutto il territorio la mwtqtemperatura può, tra luglio e agosto raggiungere e superare i 30mwtg °C, tuttavia sono rare ondate di calore che per più giorni stazionino su valori superiori ai 35mwtw °Ccite-ref-8[8].
Aspetti naturalistici
I Monti Lepini pur mantenendo una fortissima identità naturalistica e geologica in comune con il resto dei mwwgMonti Volsci offrono aspetti peculiari tipici che risiedono nella conformazione geologica e strutturale e nelle risorse idriche di cui dispone.
Geologia
La successione stratigrafica dei Monti Lepini affiora quasi ovunque nel gruppo montuoso ed è costituita prevalentemente da calcari e dolomie della successione di piattaforma Laziale-Abruzzese. Nei Monti Lepini i depositi del Giurassico medio e superiore sono bene esposti sui versanti meridionali del Monte Semprevisa e nella zona di Bassiano. Nel gruppo montuoso prevalgono gli affioramenti del Cretaceo che sono state depositate in un contesto di piattaforma tropicale carbonatica simile a quella attualmente produttiva sulle mwxqIsole delle Bahamas. Le rocce cretacee possono essere distinte in base alla loro composizione in carbonati di piattaforma interna e di margine. Queste ultime affiorano principalmente la zona compresa tra il Monte Arrestino (mwxgCori) ed Artena e sono caratterizzate da frammenti di mwxwRudiste, dei bivalvi che avevano funzione di scogliera. A seguito di una complessa storia sedimentaria, la piattaforma entra in erosione per gran parte del Paleogene. In seguito, nel Miocene inferiore e medio l'area è interessata dalla sedimentazione di calcareniti che sono preservate in modo discontinuo al tetto della successione e hanno spessori limitati a pochi metri o decine di metri (mwyaGorga). Nella zona di mwyqCeccano queste ultime possono registrare uno spessore massimo di circa 70 m.
Nel corso dell'orogenesi dell'Appennino i Monti Lepini assieme al resto dei mwywMonti Volsci furono coinvolti in diverse fasi di piegamento e mwzasovrascorrimento. Durante il mwzqMiocene medio la sedimentazione carbonatica subisce un brusco arresto dovuto alla forte subsidenza e alla sedimentazione di materiale silicoclastico e argilloso fine. Nel corso del mwzgTortoniano inferiore la zona tra mwzwColleferro e mw0aCeprano viene ricoperta da una successione di avanfossa spessa circa 700-1000 metri - Avafossa di Frosinone - costituita prevalentemente da arenarie e siltiti mentre i mw0qMonti Volsci iniziano a sperimentare i primi accavallamenti tettonici. Nel corso del Messiniano nuovi sovrascorrimenti coinvolgono l'intera struttura di catena e di avanfossa. Eventi di retroscorrimento sembrano interessare l'intera area che torna ad entrare in erosione, perlomeno nelle parti più rilevate nel corso del mw0gPliocene inferiore. La massima espressione del retroscorrimento corrisponde alla valle tra mw0wMontelanico e mw1aMaenza che suddivide i Monti Lepini in occidentali e orientali.
Successivamente, in seguito alla distensione ancora in corso della catena Appenninica, le faglie normali ad alto angolo ritagliano la più antica struttura a pieghe e sovrascorrimenti, determinando una serie di blocchi che ribassano nel corso del Pleistocene una serie di blocchi in quella che poi sarà la Piana Pontina così separando anche la struttura dai mw1gMonti Ausoni da quella dei Monti Lepini attraverso la formazione della Valle Dell'Amaseno. In questo contesto il carsismo inizia a modellare il paesaggio di pari passo con la tettonica che determina i percorsi seguiti dalle acque meteoriche, i quali seguono preferenzialmente faglie e strati argillosi per determinare falde idriche sospese e di base.
Lungo queste faglie ad alto angolo per una parte del mw2aPleistocene (0,7 - 0,25 milioni di anni) oltre ai movimenti tettonici si assiste all'arrivo di masse magmatiche da aggiungersi a quelle provenienti dai vicini mw2qColli Albani. Sui Monti Lepini, a mw2gPisterzo (mw2wMonti Ausoni) e nella media Valle Latina (spesso erroneamente chiamata mw3aCiociaria) tra Piglione (mw3qMorolo) e mw3gPofi, compaiono presenti diversi centri vulcanici monogenici che hanno dato luogo ad eruzioni esplosive freatomagmatiche e subordinate mw3wcolate di lava. L'unico di questi centri poligenico è il vulcano di Pofi che ha registrato diverse eruzioni nel corso del Pleistocene medio.
Geomorfologia e Carsismo
Da un punto di vista geomorfologico i Monti Lepini sono caratterizzate da pronunciati mw4gfenomeni carsici epigei ed ipogei. Per questo motivo, su questo territorio si possono trovare, doline, voragini, mw4wgrotte e pozzi, che costituiscono motivi d'interesse mw5aspeleologico fra i più rilevanti del mw5qLazio e di tutta l'mw5gItalia centrale.
In particolare meritano menzione i seguenti:
• mw6gOuso di Passo Pratiglio (mw6wSupino) profondità oltre 900mw7a m (la più profonda della regione)cite-ref-9[9]
• Ouso della Rava Bianca (mw8gCarpineto Romano), profondità 710 m
• Inghiottitoio di Campo di Caccia (mw9aGorga), profondità 610 m
• Occhio della Farfalla (mw9gCarpineto Romano), profondità 450 m
• Grotta dell'Erdigheta (mw-aCarpineto Romano), profondità 450 m
• Grotta del Rapiglio
• Abisso Consolini (mw-wCarpineto Romano), mw-ainghiottitoio verticale, profondità circa 550 m
• Ouso di Pozzo Comune, profondità quasi 200 m
• Pozzo del Frigorillo
• Grotta del Faggeto, profondità 315 m
Flora e fauna
La flora è molto varia in ragione delle differenti quote ed esposizioni di questa zona montuosa. Mentre sui versanti più bassi ed occidentali abbonda la macchia mediterranea, nelle zone elevate ed esposte a nord (come la Sella del Semprevisa) si stendono fitte faggete. Particolare menzione merita la Selva di Cori, un bosco di essenze miste, sito nella zona più nord-occidentale del comprensorio, tra mwaqcCori e mwaqgNorba, nel territorio compreso fra il mwaqkMonte Lupone e il Monte Arrestino. Infine, rinomata è l'mwaqoOasi di Ninfa, un lussureggiante parco floristico, visitabile soltanto in periodi predefiniti.
Molto ricca è la fauna avicola, rappresentata dal mwaqwfalco pellegrino, dal mwaq0corvo imperiale, dall'mwaq4aquila reale, dal mwaq8falco lanario e dall'mwaraavvoltoio capovaccaio. È presente anche il mwarelupo, le cui cucciolate sono state rese oggetto di una caccia spietata nella zona. Forse l'episodio culminante di questa opera distruttiva fu raggiunto nel mwari1983, quando un cucciolo morto di lupo fu barbaramente inchiodato da alcuni vandali sul portone del municipio di mwarmCarpineto Romano.
L'uomo
Questa zona storicamente fu abitata dai mwaryVolsci, fieri nemici dei mwarcRomani. Di epoca romana restano ben conservati, a mwargCori, il tempio di mwarkErcole (89-80 a.C.) ed il tempio di mwaroCastore e Polluce (I secolo a.C.). Ricca di testimonianze è l'acropoli di mwarsNorba latina, fondata da mwarwRoma nel 492 a.C., di cui resta il tempio di mwar0Giunone, il Foro e l'intero circuito murario, che aveva lo scopo di proteggere la città. mwar4Sezze (l'antica mwar8Setia) conserva tratti di mura in opera poligonale. La città medioevale di mwasaNinfa, già citata per l'oasi omonima, fu feudo dei Frangipane, distrutta dal corsaro barbaresco mwaseKhayr al-Dīn Barbarossa e abbandonata nel mwasi1680 per poi essere trasformata in giardino nel mwasm1920. mwasqSermoneta, amata da mwasuVirgilio, conserva intatto il centro storico medioevale.
Dialetto locale
I dialetti questa zona sono molto caratteristici e vanno inseriti nel gruppo dei mwasgdialetti mediani, cioè quel gruppo che comprende anche le parlate del Lazio "pontificio" (quindi sotto l'amministrazione dello Stato della Chiesa), dei comuni abruzzesi negli immediati dintorni dell'Aquila, dell'Umbria e delle Marche centrali. Per la precisione sono dialetti di tipo mwasklaziale centro-settentrionale.
Comuni
I Comuni interessati dai Monti Lepini sono:
Galleria d'immagini
Note
cite-note-11. ↑ In particolare la XIII comunità comprendente i comuni della provincia di Latina (versante sud-ovest), la XVIII della provincia di Roma e la XXI nella provincia di Frosinone (versante nord est).
cite-note-22. ↑ F. Eredia, mwau4Le precipitazioni atmosferiche in Italia nel decennio 1921-1930, Roma 1934 (Pubbl. del Servizio Idrografico, 16).
cite-note-33. ↑ O. Baldacci, mwaviLe intensità medie delle piogge in Italia in «Boll. Soc. Geogr.» (1952).
cite-note-44. ↑ C. Mennella, mwavyIl clima d'Italia, vol. 3, Pozzuoli, F.lli Conte Ed., 1973.
cite-note-55. ↑ R. Almagià, mwavoLazio (illustrato), Torino, UTET, 1976.
cite-note-66. ↑ C. Blasi, mwav4Fitoclimatologia del Lazio, Roma, Università La Sapienza - Regione Lazio, 1994.
cite-note-77. ↑ E. Bernacca, mwawiChe Tempo Farà, Milano, Mondadori, 1981.
cite-note-88. ↑ Siarl Lazio: Dati Meteo (Medie Mensili dal 2004).
Bibliografia
• mwaw8Atlante della biodiversità floristica dei Monti Lepini. mwaxaEdizioni Belvedere, Latina, 2018
• mwaxcEmanuele Greco e Angela Pontrandolfo: mwaxgGuida Archeologica d'Italia. mwaxkArnoldo Mondadori Editore, 20100 mwaxoMilano. 1ª edizione aprile 1991.
• Speleologia del Lazio Notiziario della Federazione Speleologica del Lazio nº1/2000
Voci correlate
Collegamenti esterni
• mwaymCompagnia dei Lepini, www.compagniadeilepini.it
• mwayuXVIII Comunità Montana dei Monti Lepini, su cmmontilepini.it. URL consultato l'11 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 17 agosto 2010).
• mwaycMonti Lepini Orientali, su lepiniorientali.it.